Santo Stefano
Primo martire
26 dicembre mr Festa
I sec.
Dopo la Pentecoste gli apostoli rivolsero l'annuncio del messaggio cristiano ai più vicini, agli
Ebrei, attizzando il conflitto appena sopito da parte delle autorità religiose.
Come Cristo, gli apostoli conobbero subito l'umiliazione delle verghe e della
prigione, ma appena liberati dalle catene ripresero la predicazione del
vangelo. La prima comunità cristiana, per vivere integralmente il precetto
della carità fraterna, mise tutto in comune, spartendo quotidianamente quanto
bastava per il sostentamento. Col crescere della comunità, gli apostoli affidarono
il servizio dell'assistenza giornaliera a sette ministri della carità, detti
diaconi. Tra questi faceva spicco il giovane Stefano, che, oltre a svolgere le
funzioni di amministratore dei beni comuni, non rinunciava ad annunciare la
buona novella, e lo fece con tanto zelo e con tanto successo che i Giudei,
"gettatisi su di lui, l'afferrarono e lo condussero davanti al sinedrio.
Poi produssero falsi testimoni i quali dissero: Costui non cessa di pronunciare
parole contro il luogo santo e la Legge. Lo abbiamo infatti sentito dire che
quel Gesù di Nazaret distruggerà questo luogo e cambierà le istituzioni che
Mosè ci ha tramandate". Stefano, come si legge al capitolo 7 degli Atti
degli apostoli, "pieno di grazia e di fortezza", prese a pretesto la
sua autodifesa per illuminare le menti dei suoi avversari. Dapprima compendiò
la storia ebraica da Abramo a Salomone, quindi affermò di non aver bestemmiato
né contro Dio, nè contro Mosè, la Legge o il Tempio. Dimostrò infatti che
Dio si rivelava anche fuori del Tempio e si accingeva ad esporre la dottrina
universale di Gesù come ultima manifestazione di Dio, ma i suoi avversari non
gli consentirono di proseguire il discorso, poiché, "menando alte grida,
si turarono le orecchie... poi lo trascinarono fuori della città e lo
lapidarono".
Piegando le ginocchia sotto la
martellante pioggia di pietre, il primo martire cristiano ripetè le stesse
parole di perdono pronunciate da Cristo sulla croce: "Signore, non
imputare loro questo peccato".
Nel 415 la scoperta delle sue reliquie suscitò grande commozione nel mondo cristiano. Quando parte di queste reliquie vennero portate, più tardi, da Paolo Orosio nell'isola di Minorca, fu tale l'entusiasmo degli isolani che, ignorando la lezione di carità del primo martire, passarono a fil di spada gli Ebrei ivi emigrati. La festa del primo martire fu celebrata sempre immediatamente dopo la festività natalizia, cioè tra i "comites Christi", i più vicini alla manifestazione del Figlio di Dio, perché per primi ne resero testimonianza.
San Filippo
detto “evangelista”
11 ottobre ( 6 giugno )
I sec.
Per distinguerlo da Filippo di Bethsaida, uno dei Dodici, gli Atti degli apostoli lo chiamano “evangelista”, nel senso di annunciatore del Vangelo. È uno dei sette "uomini di buona reputazione" scelti a Gerusalemme dai primi cristiani come aiutanti degli apostoli nelle incombenze pratiche (gli altri sono Stefano, Pròcoro, Nicanore, Timone, Pàrmena e Nicolao).
Ma non si limitano alla
amministrazione: Stefano si impegna in una appassionata predicazione, e viene
ucciso con la lapidazione nell’offensiva anticristiana capeggiata, tra gli
altri, da Saulo di Tarso. È il primo martire. Allora Filippo, con altri membri
della prima comunità cristiana, fugge da Gerusalemme, e si fa poi evangelizzatore
in Samaria con straordinari risultati compreso il battesimo di Simon mago il
quale “…non si staccava più da Filippo” . Predica, convince, battezza, e crea
così la prima comunità cristiana oltre i confini della Giudea. Arrivano allora
Pietro e Giovanni da Gerusalemme, a ratificare e completare la sua opera,
imponendo le mani ai neobattezzati: "Essi ricevettero lo Spirito",
dicono gli Atti, raccontando poi l’episodio del ciarlatano Simon Mago, che
vorrebbe “comprare” da Pietro il potere di conferire lo Spirito, tirandosi
invece addosso la sua cruda risposta: "Va’ in perdizione tu e il tuo
denaro!".
Dalla Samaria, Filippo ritorna poi a Gerusalemme. E un giorno, per ispirazione soprannaturale, si avvia lungo la strada per Gaza, dove incontra uno straniero sicuramente molto autorevole, perché viaggia su un cocchio. È infatti un etìope, ministro della regina Candace. Fa salire Filippo con sé, e lo invita a commentare un brano del profeta Isaia che sta leggendo, ma che non capisce. Non è chiaro se egli sia di religione ebraica; ma certo si sente fortemente attratto dalla fede d’Israele, ed è venuto a Gerusalemme “per adorare”. Sul testo di Isaia incomincia tra lui e Filippo un dialogo che si concluderà con questa domanda : "Che cosa impedisce che io sia battezzato?". E così se ne ritorna in Etiopia cristiano (Atti, cap. 8).
Filippo, pioniere della evangelizzazione fuori dalla Giudea, non agisce secondo
un programma. Lo ha spinto in Samaria un momento di pericolo, e sulla
via per Gaza
lo ha indirizzato un segnale
misterioso. Poi si ferma in Palestina: e lo troviamo predicatore nella regione costiera, lungo un itinerario che si conclude a Cesarea Marittima. Qui Filippo dà vita a una comunità cristiana e prende dimora stabile con le sue quattro figlie nubili, conosciute come “profetesse”. E qui, nella dimora dei suoi ultimi anni, un giorno entra come ospite l’antico persecutore Saulo, che ora è diventato Paolo Apostolo, fratello nella fede e nella predicazione (Atti, cap. 21).
Nulla di certo si sa della morte di Filippo. Sarebbe avvenuta a Cesarea, secondo una tradizione. Un’altra la pone invece nella città di Tralle (Asia Minore), di cui Filippo sarebbe stato vescovo.
San Nicanore
Martire
28 luglio
I sec.
Gli Atti degli Apostoli, che hanno trasmesso i nomi dei sette diaconi eletti dagli apostoli per coadiuvarli nel loro ministero, non forniscono alcuna informazione sulla particolare missione affidata a Nicanore, uno di questi diaconi.
I sinassari bizantini che menzionano Nicanore tra i discepoli, il 30 giugno e, insieme ai diaconi Procoro e Parmena, il 28 luglio, non si fanno eco di alcuna tradizione legata alla sua memoria. Il solo particolare fornito nella seconda data è che sarebbe morto martire con una moltitudine d'altri, lo stesso giorno di s. Stefano. Lo stesso si può dire dei menei che ricordano Nicanore al 28 dicembre.
Santi Nicola, Parmena, Procoro, Timone
Martiri
28 luglio
I sec
Sette uomini furono scelti dai dodici Apostoli per
svolgere il “servizio delle mense”, affinchè non tutti i discepoli dovessero
disperdere tempo prezioso trascurando così la predicazione della Parola di Dio
e la preghiera. La proposta fu accettata e vennero eletti, come elenca il libro
biblico degli Atti degli Apostoli, “Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo,
Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia”. Gli
Apostoli imposero loro le mani e la Chiesa vide poi in questo atto
l’istituzione del ministero diaconale.
I sinassari bizantini tramandarono il ricordo dei santi diaconi. Sarebbero
forse morti martiri con una moltitudine d’altri compagni lo stesso giorno di
Santo Stefano.
Il cardinale Cesare Baronio conservò il loro ricordo nel Martyrologium Romanum: Nicola, Nicanore, Parmena, Procoro e Timone sono così ancora oggi commemorati in data odierna dalla Chiesa Cattolica .
Santa Febe (Phoebe) coadiutrice di San Paolo
3 settembre mr
I sec.
Risulta
che Febe aveva una mansione ecclesiastica presso la comunità cristiana di
Cencre, piccola città portuale ad est di Corinto, sull'omonimo istmo. Vi
ricopriva la carica di oráxovo; (= ministra), termine qui per la prima volta
applicato a una donna nella Chiesa nascente e vi si può ben ravvisare, almeno
in embrione, l'ufficio delle diaconesse che si affermò nella Chiesa nei secoli
posteriori. Di tali donne sembra tratti s. Paolo anche in I Tim. 5, 9 sg., dove
sono messe in rilievo le qualità familiari e morali necessarie alle vedove per
essere elette: la vedova "deve avere non meno di sessanta anni; sia stata
sposa di un solo marito, goda di buona riputazione per le sue
opere
buone, cioè per aver bene allevati i figliuoli, per avere praticata
l'ospitalità, lavati i piedi ai santi, soccorsi i tribolati e per essersi
dedicata a ogni opera buona". Da questo, qualcuno deduce che Febe fosse
vedova di una certa età e di buona condizione sociale: il che le permetteva di
dedicarsi alle buone opere sopra elencate, e in particolare all'ospitalità.
Forse s. Paolo allude proprio all'ospitalità quando la loda per aver assistito
molti, incluso lui stesso, cosa del resto molto plausibile anche per la
posizione geografica di Cencre, dove convergeva un notevole traffico con le
isole Egee e con l'Asia Minore. Ciò doveva offrire a Febe molte occasioni di
assistere i viaggiatori cristiani provenienti da quelle terre. Non sappiamo
quale fosse il motivo del suo viaggio a Roma, ma vi è una certa tradizione che
la vorrebbe latrice dell'Epistola ai Romani. Egualmente ignoti rimangono l'anno
e il luogo del suo trapasso Se, come sembra accertato, l'Epistola citata fu
scritta nei primi mesi del 57, Febe, già allora forse oltre la sessantina,
dovette venire a mancare tra quell'anno e, al più, qualche decennio appresso.
Il suo culto, almeno in Occidente, è ben accertato, come attestano vari
martirologi, compreso il Romano (3 settembre).
San Teofilo
Martire
8 gennaio mr
Libia
In Libia, ricordo dei SS. martiri Teofilo, diacono, ed Elladio che, prima dilaniati e trafitti con schegge affilatissime, infine si dice siano stati gettati vivi nel fuoco.
Sant’Eleuterio
Martire
9 ottobre mr
Parigi
Memoria dei SS. Dionigi, vescovo, e compagni, martiri, dei quali si narra che il primo, inviato dal Romano Pontefice, sia giunto in Francia e quivi, divenuto il primo vescovo di Parigi, sia stato martirizzato nei pressi della città assieme al presbitero Rustico ed al diacono Eleuterio.
Santi Primo e Donato
Martiri
9 febbraio mr
Lamellefa
A Lemellefa in Africa, ricordo dei SS. Primo e Donato, diaconi e martiri, che furono uccisi in chiesa dagli eretici mentre servivano all'altare.
San Cesario
Martire
7 novembre (1° novembre mr)
† Traiano 7 novembre 107,
PATRONO SAN CESARIO
San Cesario, di probabili origini africane, ritornato in Terracina, si dimostrò subito fervente cattolico, sino a raggiungere il diaconato. Fu accusato di lesa maestà e di alto tradimento perché si oppose a sacrifici umani agli déi pagani. Correva l'anno 107 d.C., essendo imperatore Traiano, e il giovane diacono fu condannato ad essere precipitato in mare, rinchiuso in un sacco appesantito da pietre, sino al sopraggiungere della morte.
Gli fu compagno di martirio San Giuliano.
Il martirologio cristiano ritiene essersi verificato tale evento, rapportando l'odierno calendario a quello romano, il 7 Novembre del 107 d.C.
La cittadina di S. Cesario di Lecce celebra il suo Santo Patrono nella quarta domenica di luglio, con solennità civili e religiose. Tale data fa riferimento al luglio del 1724, quando uno dei figli del duca Marulli portò nella cittadina una reliquia di San Cesario.
Il suo corpo è conservato in un
sarcofago di vetro nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, a Vasto (CH).
San Filippo
12 maggio
† II sec. Agira, COMPATRONO
AGIRA
San Filippo diacono nacque a Palermo dalla nobile famiglia dei Settimi. Nato per le preghiere di san Filippo d’Agira, all’età di otto anni fu condotto dal santo per chiedergli la sua benedizione. Nella sua città fu consacrato diacono e poi, alla morte dei genitori, partì per Agira e visse sotto la guida del santo maestro Filippo. Morì molti anni dopo san Filippo d’Agira, sacerdote, il 12 maggio del 130 d. C. Fu sepolto ad Agira che lo scelse come compatrono.
San Giovita
Martire ( ? )
15 febbraio mr
† Adriano, Brescia
Fino alla recente riforma del calendario venivano festeggiati in questo giorno i Ss. Faustino e Giovita. Il Martirologio Romano diceva: "A Brescia [si festeggia] il natale dei santi Martiri Faustino e Giovita, fratelli, i quali sotto l'imperatore Adriano, dopo molti illustri combattimenti sostenuti per la fede di Cristo, ricevettero la vittoriosa corona del martirio.
San Lazzaro
12 aprile
Trieste
Diacono di Trieste.
Sant’ Amanzio
19 marzo
Gand
La Chiesa ricorda un santo, diacono a Gand, il 19 marzo.
San Ferruccio
Martire
16 giugno mr
† 211 ca. Besançon (Francia),COMPATRONO BESANCON
Ferreolo e Ferruccio, essendo studenti ad Atene, furono convertiti al cristianesimo da s. Policarpo, poi diventati membri della comunità cristiana di Lione, ebbero l’incarico da s. Ireneo, vescovo della città, di evangelizzare Besançon, Ferreolo come prete e Ferruccio come diacono. Il loro attivo apostolato durò trenta anni, ottenendo strepitosi conversioni, fra le quali quella della moglie di Claudio, prefetto della Gallia Sequana, (i Sequani erano un’antica popolazione celtica della Gallia Belgica, che in parte era stata devastata dai romani).
Il prefetto allora, irritato ordinò di arrestarli e di infliggere loro delle torture; vennero frustati a sangue e incarcerati in una prigione, dove essi continuarono a pregare anche dopo che fu tagliata loro la lingua; alla fine dopo aver subito altri tormenti, vennero decapitati, insieme ad altri cristiani. Dal secolo VI comunque, il culto per i due santi martiri è fortemente professato e ricordato in vari testi liturgici ed agiografici. Essi sono vivamente venerati in tutta la Francia - Contea; il ‘Martirologio Romano’ li ricorda al 16 giugno, giorno in cui le diocesi di Saint-Claude e Besançon, celebrano i loro apostoli i quali sono pure patroni di quest’ultima città..
San Santo
Martire
2 giugno
Lione II sec.
L'onomastico è tradizionalmente festeggiato il 2 giugno in ricordo di San Santo, diacono di Vienne martirizzato a Lione nel II secolo con alcuni compagni di fede.
Santa Martina
Martire
30 gennaio
La storia di questa
giovane santa comincia a ritroso, dalla sua tomba, 1.400 anni dopo il suo
martirio, quando nel 1534 l'attivissimo Urbano VIII, impegnato sul fronte
spirituale nella controriforma cattolica e su quello materiale nella
restaurazione di celebri chiese romane, avendo riscoperto le reliquie della
martire, ripropose ai romani la devozione di S. Martina, fissandone la
celebrazione al 30 gennaio. Ne compose egli stesso l'elogio, con l'inno:
"Martinae celebri plaudite nomini, Cives Romulei, plaudite gloriae",
che invita ad ammirare la santa nella vita immacolata, nella carità esemplare e
nella coraggiosa testimonianza resa a Cristo col martirio. Le notizie storiche
sono poche. La più antica risale al VI secolo, quando papa Onorio le dedicò una
chiesa nel Foro. La festa della santa era già celebrata nel secolo VIII..
Secondo una Passio leggendaria, S. Martina era una diaconessa, figlia di un
nobile romano. Arrestata per la sua aperta professione di fede, venne condotta
al tribunale dell'imperatore Alessandro Severo (222-235) molto tollerante con i
cristiani. Tutto ciò è ignorato dall'autore della Passio, il quale si diffonde
nell'elenco delle atroci torture inflitte dall'imperatore alla santa. Martina,
trascinata davanti alla statua di Apollo, la fece andare in frantumi,
provocando subito dopo un terremoto che distrusse il tempio e uccise i
sacerdoti del dio.Il prodigio si ripetè con la statua e con il tempio di
Artemide. I suoi persecutori, più ostinati che mai, infierirono sulle delicate
membra della fanciulla sottoponendola a crudelissimi tormenti, dai quali ella
uscì sempre illesa. Fu la spada a porre fine a tante sofferenze, troncando il
capo della martire, il cui sangue andò a irrorare il fertile terreno della
Chiesa romana.
San Giosippo
martire
15 febbraio
Anntiochia
Ad Antiochia, in Siria, i santi martiri Isico, sacerdote Giosippo, diacono della Chiesa di Roma, Zòsimo, Barale e Agàpe, vergine.
Santi presbiteri, diaconi
martiri
28 febbraio
Alessandria, Valeriano
Ad Alessandria, i santi preti, diaconi e moltissimi altri, che al tempo di Valeriano, mentre infieriva una pestilenza, morirono servendo gli appestati.
Sant’ Abdieso
Martire
22 aprile
Persia
L'onomastico è tradizionalmente festeggiato il 22 aprile in ricordo del santo diacono Abdieso che subì il martirio in Persia con molti compagni di fede.
Sant’Achilleo
Martire
23 aprile
Valence
L'onomastico, tradizionalmente, si festeggia il 23 aprile in memoria di Sant'Achilleo diacono e martire a Valence in Francia.
San Giacobbe
martire
6 maggio
Numidia, Decio
In Numidia i santi martiri Mariano ,lettore e Giacobbe, diacono, dei quali il primo già da tempo avendo superate le vessazioni della persecuzione di Decio nel confessare Cristo, in seguito con il compagno di nuovo fu messo alla prova e tutti e due dopo crudeli supplizi, aiutati dalla grazia divina, furono uccisi con la spada insieme a molti altri.
San Timoteo
Martire
21 maggio mr
Mauritania
Diacono, martirizzato in Mauritania, il 21 maggio.
San Tito
Martire
16 agosto
Roma
Diacono, martirizzato a Roma, il 16 agosto.
Sant’Archelao
Martire
23 agosto
Ostia
L'onomastico è tradizionalmente festeggiato il 23 agosto in ricordo di sant'Archelao diacono, martire presso Ostia.
Sant’ Ammone
Martire
1settembre
Eraclea
La Chiesa ricorda un santo diacono che subì il martirio ad Eraclea, il 1° settembre.
Santi Augurio ed Elogio
Martiri
21 gennaio mr
Tarragona, Spagna Valeriano
Fruttuoso, vescovo, Augurio ed Elogio suoi diaconi, i quali, sotto gli imperatori Valeriano e Gallieno, dopo aver confessato la propria fede di fronte al procuratore Emiliano, furono condotti all'anfiteatro laddove, recitata a gran voce dal vescovo una preghiera per i fedeli presenti, a favore della pace nella Chiesa, venirono bruciati vivi, portando a compimento il loro martirio inginocchiati in preghiera.
San Proto
Martire
25 ottobre
Martirizzato con San Gennaro, diacono in Sardegna, il 25 ottobre.
San Mariano
Martire
1 dicembre
Roma
L'onomastico ricorre il 1° dicembre in onore del Santo diacono Mariano, martirizzato a Roma con il prete San Diodoro. In alcune località è venerato il 17 gennaio.
Sant’Abbondio
Martire
10 dicembre
Diacono martirizzato con il santo prete Carpòforo, il 10 dicembre.
San Giacomo
Martire
6 maggio mr
† Lambese 259, Valeriano
A Lambese in Algeria, ricordo dei SS. martiri Mariano, lettore, e Giacomo, diacono, dei quali il primo già in precedenza aveva testimoniato Cristo durante la persecuzione di Decio, superandone indenne le vessazioni; con Giacomo, amico in Cristo, ed altri furono arrestati, ma confessando apertamente la loro fede furono sottoposti alla tortura dell’ambio. Durante la prigionia ebbero numerose visioni fra le quali quella del vescovo Agapio, appena martirizzato, il quale preannunciava a Giacomo che il giorno seguente avrebbero gioito insieme nel banchetto celeste. La mattina seguente furono portati sulle rive del fiume Rummel e qui, dopo essere stati bendati, furono decapitati assieme a molti altri compagni.
San Domiziano
Martire
28 dicembre
Galazia
Diacono che subì il martirio nella Galazia, il 28 dicembre.
San Sisto II Papa e Felicissimo, Agapito, Gennaro, Magno, Vincenzo, Stefano
martiri
7 agosto mr - Memoria Facoltativa
† Roma 7 agosto 258
San Cipriano che
definisce Sisto II "sacerdote buono e pacifico", racconta in una
lettera al vescovo africano Successo la persecuzione del 258 in seguito al secondo Editto di Valeriano. Questo prevedeva la decapitazione per vescovi,
presbiteri e diaconi, e la confisca dei beni della Chiesa, compresi i cimiteri.
Da Papa Damaso si sa che Sisto venne sorpreso nel cimitero, probabilmente
quello di San Callisto, mentre insegnava la parola divina e fu decapitato con
sei dei sette diaconi di Roma (Felicissimo. Agapito, Gennaro, Magno, Vincenzo e
Stefano). Il settimo, il protodiacono Lorenzo, fu ucciso tre giorni dopo sulla
via Tiburtina. Sisto II è sepolto nel cimitero di S. Callisto presso la cripta
Santa Cecilia.
San Ponzio
2 marzo
† Cartagine 260 ca.
Ponzio è ben conosciuto come biografo e diacono di S. Cipriano che ha accompagnato anche in esilio ed è stato testimone della sua passione. Ponzio sperava di raggiungere la santità che aveva visto nel suo vescovo e appare sinceramente dispiaciuto di aver assistito al suo martirio, ma di non aver potuto condividerlo.
San Ponzio ?
Martire
8 marzo
Cartagine 262
La Chiesa ricorda un santo diacono, martire a Cartagine, verso il 262, l'8 marzo.
San Lorenzo
Martire
10 agosto mr – Festa
† Roma, 10 agosto
258
Forse da ragazzo ha visto le grandiose feste per i mille anni della città di Roma, celebrate nel 237-38, regnando l’imperatore Filippo detto l’Arabo, perché figlio di un notabile della regione siriana. Poco dopo le feste, Filippo viene detronizzato e ucciso da Decio, duro persecutore dei cristiani, che muore in guerra nel 251. L’impero è in crisi, minacciato dalla pressione dei popoli germanici e dall’aggressività persiana. Contro i persiani combatte anche l’imperatore Valeriano, salito al trono nel 253: sconfitto dall’esercito di Shapur I, morirà in prigionia nel 260. Ma già nel 257 ha ordinato una persecuzione anticristiana.
Ed è qui che incontriamo Lorenzo, della cui vita si sa pochissimo. E’ noto soprattutto per la sua morte. Le antiche fonti lo indicano come arcidiacono di papa Sisto II; cioè il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Assiste il papa nella celebrazione dei riti, distribuisce l’Eucaristia e amministra le offerte fatte alla Chiesa.
Viene
dunque la persecuzione, e dapprima non sembra accanita come ai tempi di Decio.
Vieta le adunanze di cristiani, blocca gli accessi alle catacombe,
esige rispetto per i riti pagani. Ma non obbliga a rinnegare pubblicamente la
fede cristiana. Nel 258, però, Valeriano ordina la messa a morte di vescovi e
preti. Così il vescovo Cipriano di Cartagine, esiliato nella prima fase, viene
poi decapitato. La stessa sorte tocca ad altri vescovi e allo stesso papa Sisto
II, ai primi di agosto del 258. Si racconta appunto che Lorenzo lo incontri e
gli parli, mentre va al supplizio. Poi il prefetto imperiale ferma lui,
chiedendogli di consegnare “i tesori
della Chiesa”.
Nella persecuzione sembra non mancare un intento di confisca; e il prefetto deve essersi convinto che la Chiesa del tempo possieda chissà quali ricchezze. Lorenzo, comunque, chiede solo un po’ di tempo. Si affretta poi a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra la turba dei malati, storpi ed emarginati che lo accompagna, dicendo: "Ecco, i tesori della Chiesa sono questi". Allora viene messo a morte.
E un’antica “passione”, raccolta da sant’Ambrogio, precisa: "Bruciato sopra una graticola": un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. .
Possiamo ritenere che Lorenzo sia stato decapitato come Sisto II, Cipriano e tanti altri. Il corpo viene deposto poi in una tomba sulla via Tiburtina. Su di essa, Costantino costruirà una basilica, poi ingrandita via via da Pelagio II e da Onorio III; e restaurata nel XX secolo, dopo i danni del bombardamento americano su Roma del 19 luglio 1943.
San Muzio
Martire
22 aprile
Persia III sec.
L'onomastico si festeggia il 22 aprile in onore di San Muzio diacono, martire in Persia nel III secolo, con Luca, Parmènio, Crisòtelo ed Elimina.
San Damiano
Martire
26 settembre mr - Memoria facoltativa
Arabia III sec.
L'onomastico è festeggiato il 26 settembre in memoria di San Damiano diacono (?) , medico nato in Arabia nel III secolo, martirizzato con il fratello Cosma anch'esso medico, assieme ad Antino, Euprepio e Leonzio. Patrono dei medici, barbieri, parrucchieri, farmacisti, dentisti, chirurghi e della Boemia, viene anche onorato il 27 settembre.
Sant' Equizio
18 giugno
Chiesa metropolita di Benevento e cattedrale di Telese, reliquie
I due Santi Palerio, vescovo di Telese ed Equizio, diacono, sono legati alla questione dell’origine della diocesi di Telese.
L’unica certezza è una lapide che attesta la rivelazione divina della presenza dei s. corpi e della loro sepoltura in luogo consono in S. Martino V.C., La Chiesa di S. Palerio, diruta, per varie avvenimenti, divenne cava di materiale edile; in questa occasione vennero riscoperte le s. reliquie e la lapide suddetta (anno 1712).
Dopo analisi dei resti, avvenuta a Benevento, il Card. Orsini (poi Benedetto XIII) fece trasportare le s. reliquia a S. Martino V.C. e deporre sotto l’altare maggiore della Chiesa di S. Giovanni Battista (5 marzo 1713).
Questo avvenimento riporta in luce la devozione verso i sue Santi, le cui s. reliquie sono venerate nella Chiesa Metropolitana di Benevento e nella Cattedrale di Telese.
La memoria liturgica concessa dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1795 per la diocesi di Benevento e Telese-Cerreto dispone:
San Palerio - 16 giugno Sant'Equizio - 18 giugno.
San Fortunato
martire
12 luglio mr
III sec. Aquileia ,
COMPATRONO BASILICA DI AQUILEIA
Ermacora, discepolo di S.
Marco, venerato come il protovescovo e protomartire di Aquileia fu associato
nel culto al diacono Fortunato. La sua figura può essere collocata vesro la
metà del sec. III. Ai due santi, che appaiono nel Martirologio geronimiano, è
dedicata in subordine la basilica di Aquileia dopo la dedicazione mariana.
Nelle diverse redazioni nelle quali ci fu tramandato il Martirologio
Geronimiano, i due martiri sono notati sempre sotto quella stessa data; ma è
assai notevole che al primo posto sia ricordato S. Fortunato, anzi, in qualche
esemplare dello stesso Martirologio si legge soltanto il suo nome. Doveva
essere perciò un martire assai celebrato a cui è stato poi associato il culto
del primo vescovo.
San Taziano
Martire
16 marzo mr
Aquileia 16 marzo 284
COMPATRONO GORIZIA
Il nome di Ilario (Ilaro o Ellaro), associato a Taziano nel martirologio geronimiano, coincide con quello del secondo vescovo dei catologhi aquileiesi. Un’antichissima tradizione vuole che il vescovo Ilario e il diacono Taziano abbiano subito il martirio sotto Numeriano il 16 marzo 284.Alla fine del sec. VI, per timore dei Longobardi, il patriarca Paolo si rifugiò a Grado, portandovi i corpi dei santi martiri, fra cui quello di Ilario e Taziano. I due santi ebbero larga venerazione ; nella località Gorizia era loro dedicata una piccola chiesa documentata già all’inizio del XIII secolo, che, ampliata, divenne chiesa parrocchiale della città verso il 1460, e, soppresso il Patriarcato d’Aquileia nel 1751, fu eretta cattedrale della nuova arcidiocesi metropolitana allora costituita. Gli stessi martiri sono venerati Patroni principali della città di Gorizia.
San Marino
3 ( 4 ) settembre
† 301 FONDATORE E COMPATRONO
DI S. MARINO
Nell’anno 257 d.C. due cristiani di nome Marino e Leone, provenienti dall’isola di Arbe in Dalmazia, giunsero a Rimini attratti dall’opportunità di lavorare come scalpellini.Marino, giunto nella zona del Monte Titano in cerca di pietre da lavorare, restò affascinato dal maestoso Monte e vi si recava spesso. Oltre a quel lavoro, egli svolgeva la missione di convertire la popolazione riminese al cristianesimo. Fu per questo che una donna malvagia l’ accusò di essere suo marito e di professare il cristianesimo.
Marino fu costretto a rifugiarsi nella foresta del Monte Titano, che conosceva molto bene, per sfuggire alle persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano. Tuttavia la donna, in preda al demonio, lo scovò ugualmente e confermò le sue accuse. Marino non trovò altro sistema che opporre ad essa il suo digiuno e le sue preghiere, fino a che non avvenne il miracolo: la donna si ravvide e fece ritorno a Rimini, tessendo le lodi di Marino.
La leggenda narra anche che Marino e Leone, per evitare altre esperienze di
quel tipo, si ritirarono, assieme alla sua piccola comunità, in vetta al Monte
Titano, recintando la zona del loro rifugio. Poi Leone si trasferì
sul vicino Mons Feretrum o Monte Feretrio (attuale Montefeltro). Il terreno
però era di proprietà
di donna Felicissima il cui figlio
Verissimo si recò sul posto per scacciare Marino. Egli si oppose alla violenza
con la sola forza delle preghiere al Signore; fu evidentemente ascoltato perché
il giovane rimase come paralizzato. In seguito a questo fatto strabiliante,
donna Felicissima si recò in supplica da Marino, chiedendo perdono per l’atto
violento del figlio Verissimo che, grazie all’intercessione della madre e le preghiere
di Marino, tornò alla normalità. La donna donò il territorio a Marino che vi
morì nell’anno 301.
Per la sua predicazione e le conversioni al cristianesimo, il vescovo di Rimini San Gaudenzio gli conferì l’ordine del diaconato. Fu sepolto nella chiesa che egli stesso aveva eretto e dedicato al San Pietro e successivamente fu nominato Santo.
E’ l’unico Santo fondatore di uno Stato e patrono della Repubblica che porta il suo nome assieme ai compatroni San Leone e Sant’Agata.
Santi Marco e Marcellino
Martiri
18 giugno mr
Roma Diocleziano
. A Roma, sulla via Ardeatina, nel cimitero di Balbina, il natale dei santi Martiri Marco e Marcelliano fratelli, i quali nella persecuzione di Diocleziano, dal Giudice Fabiano presi e legati ad un tronco, furono trafitti nei piedi con acuti chiodi, e perchè non cessavano di lodare Cristo, furono trapassati con lance nei fianchi, e colla gloria del martirio passarono al regno celeste.
La Passio Sebastiani ci tramanda che Marco e Marcelliano erano fratelli e pochi giorni prima della loro ascesa in Cielo furono ordinati diaconi da papa Caio.
San Modesto
martire
2 ottobre
† Diocleziano , Basilica di
Montevergine, reliquie
Secondo la Passio di S. Modesto, non documentata però, era un diacono originario della Sardegna morto per la fede sotto Diocleziano. Il 27 luglio del 1480 il suo corpo fu rinvenuto sotto l’altare maggiore della basilica di Montevergine insieme ai corpi di altri santi tra cui San Gennaro, che fu poi portato a Napoli. Il corpo di san Modesto al presente, è venerato in uno scrigno prezioso nella cripta di Montevergine dove gli è dedicato anche un altare. Alcune sue reliquie si trovano sotto l’altar maggiore di S. Maria Maggiore di Mirabella Eclano. La festa del santo ricorre il 2 ottobre, ma ci sono molte altre date di culto a livello locale.
Sant' Ilario di Viterbo
Martire
3 novembre mr
Diocleziano III sec. cattedrale di Viterbo
La ‘passio’ composta nell’VIII secolo racconta che Valentino era un prete e Ilario un diacono e durante la persecuzione di Diocleziano (243-313) furono uccisi e sepolti il 3 novembre, in un luogo chiamato “Camillarius”.
Chi fossero nella vita è difficile accertarlo, ma data la loro dignità, si potrebbe pensare che fossero addetti alla cura di una chiesa rurale e qui uccisi. In un documento del 788 si ha qualche conferma di quanto detto, in esso si parla di una ‘cella s. Valentini in Silice’, cioè una chiesetta con sepolcro posta sulla via Cassia, a due km da Viterbo. Ma anche se non è nominato nel documento, nella chiesetta vi era anche il corpo di s. Ilario, perché l’abate di Farfa Sicardo (831-842) li trasportò ambedue nella chiesa dell’abbazia.
I corpi dei due martiri rimasero nella celebre abbazia di Farfa, fino al secolo XV, ma alcune tradizioni di Viterbo dicono fino al 1303, quando le reliquie sarebbero state portate nella cattedrale della città. Alcuni antichi Martirologi, portano la celebrazione al 4 novembre, mentre altri, compreso il ‘Martirologio Romano’, la portano al 3 novembre.
Sant’Ermete
Martire
22 ottobre mr
† Adrianopoli 303
Filippo, vescovo di Eraclea, patì il martirio con il sacerdote Severo e il diacono Ermete durante la persecuzione di Diocleziano. Quando furono emessi i primi editti imperiali contro i cristiani, il vescovo Filippo preferì rimanere per aiutare il proprio gregge a resistere alle difficoltà a cui andavano incontro. Quando le autorità chiusero la chiesa, Filippo continuò a celebrare all’aperto per cui gli venne intimato di consegnare i vasi e i libri sacri usati per la liturgia rispose che non era un problema per loro perseguitati consegnare le suppellettili perché Dio non si onora con i metalli preziosi, ma con la carità e la riverenza, ma “ …le Scritture non è possibile che tu le prenda nè che io te le dia.”. Ermete aggiunse che non era in potere dell’imperatore distruggere la Parola di Dio, anche se fosse riuscito ad eliminare tutti i manoscritti che La riportavano. Sia Filippo che Ermete vennero sottoposti a tortura e poi imprigionati. La gente comunque poteva andare a visitarli ed essi continuarono ad istruire coloro che volevano farsi battezzare.
Soprattutto la condotta di Ermete risultava inspiegabile alle autorità romane, avendo questi goduto di una grande stima in città ed essendo stato perfino membro del senato.
A questo punto Severo, un prete che si era tenuto nascosto, si consegnò e fu anche lui imprigionato. Per sei mesi , in diversi interrogatori , furono più volte torturati , ma rimasero fedeli per cui dopo essere stati nuovamente percossi furono condannati a morte. A causa dei colpi subiti facevano una grandissima fatica a raggiungere il palo del rogo, ma il diacono stesso fece coraggio al suo vescovo sollecitandolo ad andare rapidamente all’incontro col Signore.
Santi Valente e Paolo
martiri
16 febbraio
Cesarea, Massimiano
A Cesarea in Palestina, al tempo dell’imperatore Galerio Massimiano, ricevettero la corona del martirio il presbitero Panfilo, i diaconi di Gerusalemme Valente e Paolo, provenienti dalla città di Iamnia, i quali erano stati tenuti in carcere per due anni e diversi altri.
Santi Esuperanzio e Marcello
martiri
30 dicembre (7 dicembre)
Massimiano 303, reliquie
Esuperanzio (Essuperio) e Marcello diaconi, santi, martiri nell'Umbria, morirono sotto Massimiano (286-305), loro reliquie sono nell'urna di porfido dell'altare maggiore della chiesa di S. Bartolomeo Apostolo all'Isola. Qui, all'altare della cappella dei Molinari furono poste altre loro reliquie, unitamente a quelle di S. Adalberto, in una moderna cassetta di metallo visibile attraverso un vetro. A Spoleto il natale dei santi Martiri Savino, Vescovo di Assisi, Esuperanzio e Marcello Diaconi, e Venustiano Preside colla moglie e coi figli, sotto l'Imperatore Massimiano. Di essi Marcello ed Esuperanzio, prima sospesi sull'eculeo, quindi gravemente battuti con bastoni, e poi lacerati con unghie di ferro e bruciati nei fianchi compirono il martirio; Venustiano non molto dopo, insieme con la moglie e coi figlioli, fu ucciso colla spada; san Savino poi, dopo il taglio delle mani e dopo una lunga sofferenza nel carcere, fu battuto fino alla morte. Il loro martirio, quantunque sia avvenuto in diverso tempo, si celebra nondimeno in un stesso giorno.
San Zaccheo
Martire
17 novembre
† Cesarea 303
A Cesarea, in Palestina, i santi martiri Zaccheo e Alfeo. Nel primo anno della persecuzione dell’imperatore Diocleziano, Zaccheo, un diacono di Gadara ad est del giordano, fu arrestato, torturato e rinchiuso in prigione, dove fu legato ad un palo del rogo in modo che il corpo si lacerasse; affrontò comunque la situazione con serenità, lodando Dio incessantemente.
Fu raggiunto dopo poco da Alfeo (Alfio) lettore della chiesa di Cesarea che aveva incitato gli altri cristiani a rimanere fedeli a Dio. Per aver confessato con coraggio l’unicità di Dio e la regalità di Cristo, dopo atroci sofferenze, furono condannati alla pena capitale.
Sant’Agatopodo
Martire
4 aprile mr
Tessalonica Massimiano
A Tessalonica in Macedonia, ricordo dei SS. Agatopodo, diacono, e Teodulo, lettore, che, sotto l’imperatore Massimiano, furono annegati in mare con una pietra legata al collo per ordine del governatore Faustino, a causa della loro professione di fede cristiana
Santi Fiorenzo e Giocondo
martiri
14 dicembre
Reims
A Reims, in Francia, la passione di san Nicasio, vescovo: fu ucciso dai pagani insieme con la sorella Eutropia, vergine consacrata a Cristo e con i diaconi Fiorenzo e Giocondo, davanti alla porta della basilica da lui stesso costruita.
San Luca
martire
6 febbraio
Emesia
Ad Emesia, in Siria, la commemorazione di san Silvano, vescovo, il quale, dopo aver retto la Chiesa per quarant’ anni, sotto l’ imperatore Massimino fu dato in pasto alle fiere, insieme con il diacono Luca e il lettore Mocio.
San Vincenzo di Saragozza
Martire
22 gennaio mr - Memoria
Facoltativa
Valencia 304
Il
diacono spagnolo S. Vincenzo è il martire più celebre della penisola
iberica. Un secolo dopo il suo martirio, avvenuto probabilmente nel 304, S.
Agostino gli dedicava tutti gli anni, in questo giorno, un'omelia. Il vescovo
di Saragozza, assai maldestro in fatto di oratoria e balbuziente, ebbe la
ventura di incontrare il giovane Vincenzo, bene equipaggiato culturalmente e
particolarmente dotato nella parola. Ordinato diacono, Vincenzo ebbe l'incarico
di coadiutore del vescovo per la predicazione del vangelo. Intanto nell'impero
romano esplodeva con estrema virulenza la persecuzione e Daciano, governatore
di Valencia, non tardò a mettere in catene gli uomini più rappresentativi della
Chiesa spagnola. Il diacono Vincenzo, tradotto in catene, a piedi,
da Saragozza a Valencia, insieme col suo vescovo, non venne meno ne
ppure in
questa occasione al suo compito di banditore
del vangelo e a nome del suo vescovo prese la parola per ribattere le accuse
del governatore ed esporgli il messaggio evangelico senza le distorsioni della
propaganda anticristiana. Daciano non ne rimase convinto, ma comprese che
l'avversario da battere era proprio lui, Vincenzo. Per fiaccarne la resistenza,
ordinò che fosse torturato.
Il diacono di Saragozza, slogato e tumefatto, venne gettato in una buia celletta, il cui pavimento era stato abbondantemente cosparso di cocci taglienti per prolungare la tortura. Ma Vincenzo, con voce ancora squillante, intonò subito inni di ringraziamento a Dio. Il governatore, per togliergli quest'altro vanto, ordinò allora di farlo adagiare in un morbido letto, ma a questo punto il diacono morì.
Il suo corpo venne gettato in un campo in pasto agli animali selvatici, ma ecco giungere subito un corvo a difendere alacremente il cadavere dagli uccelli rapaci e dagli animali carnivori. Daciano allora fece gettare il corpo nel fiume dopo averlo fatto cucire in un sacco insieme ad una pietra; ma il corpo non affondò e, trasportato dalle acque e ritornato a riva, venne raccolto dai cristiani, che gli eressero una chiesa come tomba.
Sant' Euplo (Euplio) di Catania
martire
12 agosto mr
Catania 12 agosto 304 ,
COMPATRONO DI FRANCAVILLA (ME), DI CATANIA , PROTETTORE DI TREVICO (AV)
S.
Euplo (o Euplio), diacono, subì il martirio "sotto il nono consolato di
Diocleziano e l'ottavo di Massimiano, la vigilia delle idi di agosto, a
Catania", cioè il 12 agosto 304. Questi dati ci provengono da un antico
documento, storicamente attendibile, la Passione di S. Euplo, esemplare per concisione e drammaticità. "Il diacono Euplo, trovandosi nello spazio dietro
il ùvelario del tribunale, gridò ad alta voce: "Io sono cristiano;
desidero morire per il nome di Cristo"". Il governatore della città, Calvisiano,
lo convocò dinanzi a sé, e dopo un breve preliminare gli ordinò di leggere un
brano dei libri che recava con sé. Euplo lesse: "Felici quelli che
soffrono persecuzione per la giustizia, poichè di essi è il regno dei
cieli". Poi spiegò: "E’ la legge del mio Signore, tale e quale mi è
stata trasmessa".
Calvisiano ordinò che Euplo fosse torturato, e durante il supplizio avvenne il
secondo interrogatorio e l'invito a ritrattare la precedente confessione: . I
carnefici continuavano a infierire sul suo corpo ed egli pregava: . Il
governatore compì l'ultimo tentativo per convincere Euplo a sacrificare agli
dei: ". Ed Euplo rispose: "io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo. Io adoro la Santa Trinità. Tranne questo, non c'è altro Dio... Io
sacrifico, ma offro me stesso in sacrificio a Cristo Dio, non ho niente di più
da sacrificare; i tuoi sforzi sono vani, io sono cristiano"
Euplo venne condannato alla decapitazione: "Gli fu posto al collo il Vangelo che portava al momento dell'arresto; davanti a lui un araldo gridava: "Euplo, cristiano, nemico degli dèi e degli imperatori!". Euplo, tutto contento, ripeteva senza posa: "Grazie a Cristo Dio". Affrettava il passo come se andasse alla incoronazione. Arrivato sul luogo del supplizio si mise in ginocchio e pregò lungamente. Poi presentò la testa al boia e fu decapitato. Più tardi, alcuni cristiani vennero a portare via il corpo. Prima di seppellirlo lo imbalsamarono".
Sant'Euplio è il protettore e compatrono di Francavilla di Sicilia (ME), il protettore di Trevico (AV), il compatrono di Catania.
Sant’ Abbondanzio
Martire
16 settembre mr
Roma ( 304?)
L'onomastico è solitamente ricordato il 16 settembre, giorno in cui la Chiesa commemora il santo diacono Abbondanzio, martire a Roma con Abbondio prete, Marciano e Giovanni figlio di quest'ultimo forse nel 304. Ad Abbondio e al suo diacono fu ordinato di fare sacrificio ad Ercole ,ma al loro rifiuto, furono incarcerarti. Un mese dopo furono torturati e condannati a morte e, mentre si recavano al luogo dell’esecuzione, incontrarono Marciano che stava piangendo la morte del figlio. Abbondio pregò al cospetto del corpo del ragazzo che tornò in vita: a quel punto Marciano e Giovanni si convertirono e furono decapitati assieme al sacerdote e al diacono.
San Romano di Antiochia
Martire
18 novembre mr
Antiochia 304
Romano morì ad Antiochia durante la persecuzione di Diocleziano . Eusebio, fonte delle informazioni su di lui, lo inserì fra i martiri di Palestina. Romano è anche il soggetto di un panegirico di S. Giovanni Crisostomo e di un poema scritto da S. Prudenzio in suo onore.
Diacono della Chiesa di Cesarea, quando iniziò la persecuzione, esortò i cristiani a rimanere saldi nella fede,vedendo che alcuni di loro , per paura, stavano per compiere sacrifici agli dei pagani , li ammonì pubblicamente: perciò fu arrestato, flagellato e condotto davanti al giudice che lo condannò ad essere arso vivo. Dato che il rogo venne spento da un forte acquazzone, l’imperatore, che si trovava ad Antiochia ,ordinò di mozzargli la lingua; tuttavia Romano
parlò ancora lodando Dio, perciò fu legato al palo del rogo e, dopo un po’, strangolato in prigione.
San Sisinio
Martire
29 novembre
Roma 29 novembre 304 ,
Massimiano
A Roma, sulla via Salaria, il natale dei santi Martiri Saturnino il vecchio, e Sisinio Diacono, sotto il Principe Massimiano i quali, lungamente straziati in prigione, per ordine del Prefetto della città furono sospesi sull'eculeo e stirati con nervi, percossi con bastoni e scorpioni, quindi bruciati con fiamme, e finalmente, deposti dall'eculeo, furono decapitati.
Sant' Apollonio
Martire
8 marzo mr
† Alessandria d’Egitto 305
Diacono martirizzato assieme a Filemone, attore e musicista, ad Alessandria d’Egitto verso il 305.
San Giusto
Martire
14 luglio
Non si è conservata alcuna Vita di questo santo irlandese. È detto figlio di Fergus e nipote di Cathair Mór, re del Leinster Ammesso nel gruppo dei missionari di s. Patrizio, fu ordinato diacono ed incaricato da Patrizio stesso delle chiese di Ardbraccan e di Fidarta . Poiché il Land's End fu evangelizzato dall'Irlanda, Giusto potrebbe essere il patrono di St. Just .
San Sosso (Sossio, Sosio) di Miseno
Martire
23 settembre mr
23 settembre Miseno,
205 - Pozzuoli, 19 settembre 305, Chiesa di Frattamagiore, reliquie
San Sosio nacque a Miseno nel 205 d.C., secondo quanto riportato dal martirologio del Venerabile Beda.
Fu uno dei più ardenti animatori di
gruppi dei primi cristiani. Giovanni Diacono lo definì "uomo nel quale si
erano affollati tutti i carismi della Grazia"; a dimostrare la fama di
santità di cui godeva ancora in vita basti ricordare che prelati illustri
sentivano il bisogno di venire a Miseno a conferire col serafico Diacono. Papa
Simmaco ce lo mostra zelantissimo fino al sacrificio, e fu talmente ripieno di
Spirito Santo che il suo consiglio fu richiesto anche dal grande vescovo nolano
San Gennaro. Durante una di queste visite, nel 304, San Gennaro, celebrando la Santa Messa della terza domenica di Pasqua, vide apparire sul capo di Sosio, mentre questi
leggeva il Vangelo, una fiamma simile a quella discesa sulla fronte degli
Apostoli il giorno della Pentecoste. San Gennaro, rivelata agli astanti la
visione, abbracciò il giovane profetizzandone il prossimo glorioso martirio.
Tradito da delatori, fu condotto in carcere a Pozzuoli e torturato affinchè
abiurasse la sua Fede. Lo stesso san Gennaro, che pur non ignorava
il pericolo cui si esponeva, si recò a fargli visita in carcere e in
quell'occasione fu imprigionato anch'egli, insieme a Desiderio e Festo. Tutti
furono destinati ad essere dati in pasto alle belve nell'Anfiteatro di
Pozzuoli, ma una serie di eventi miracolosi non consentì di eseguire la
condanna: condotto dunque alla Solfatara, San Sosio fu decapitato insieme ai
suoi compagni il 19 settembre del 305. Il culto si diffuse in Campania, nel
Lazio e persino in Africa.
Nel 1807, le spoglie del Santo insieme furono traslate nella Chiesa madre di Frattamaggiore, dove ancora oggi sono oggetto dell'amore e della venerazione di tutti. Il santo è particolarmente venerato anche a Castro dei Volsci (Frosinone).
Santi Festo e Procolo
Martiri a Pozzuoli
7 settembre mr – 18 ottobre
Pozzuoli, † settembre 305,
Abbazia di Montevergine
PROCOLO PATRONO DI POZZUOLI Cattedrale patuolana
La vicenda terrena dei martiri miseni, Festo e Desiderio va posizionata nel secolo IV, ed è strettamente collegata al martirio del grande e più conosciuto, vescovo s. Gennaro e degli altri martiri Sosso, Procolo, Eutiche ed Acuzio.
Bisogna subito dire che i nomi dei sette martiri, compaiono più o meno in ben sette antichi ‘Atti’, ‘Passio’, ‘Vitae’, naturalmente tutti parlando in primo piano di s. Gennaro, del suo famoso miracolo della liquefazione del sangue e poi delle varie traslazioni delle reliquie dei martiri, con destinazioni diverse e del loro culto in varie località.
Mentre infuriava la persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305), contro i cristiani, il vescovo di Benevento Gennaro, si trovava a Pozzuoli in incognito, per non essere riconosciuto dai pagani. Ma comunque la sua presenza, era nota ai cristiani della zona, perché il trentenne diacono di Miseno, Sosso o Sossio, accompagnato dal diacono Festo e dal ‘lettore’ Desiderio, si recarono più volte a fargli visita con grande cautela e circospezione. Ma i pagani però smascherarono Sosso come cristiano e lo denunziarono al giudice Dragonzio; il diacono di Miseno fu catturato ed imprigionato e poi condannat