Sulla soglia col grembiule – messaggio del vescovo Douglas sul diaconato

Ecco il pdf del messaggio del vescovo Douglas Regattieri alla Chiesa diocesana in occasione della festa della Madonna del popolo.

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Omelie del vescovo per candidature e ordinazione marzo 2012

Sono disponibili in pdf le omelie del vescovo Douglas per la candidatura di Franco Bisacchi, Secondo Brandinelli, Andrea Delvecchio ed Ettore Rossi e per l’ordinazione di Giorgio Fagioli

Qui trovi anche l’articolo del Corriere Cesenate

 

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formazione permanente 7-8 gennaio 2012

sabato 7 gennaio pomeriggio e domenica 8 in seminario ci sarà la formazione permamente per i diaconi. Per prenotare il pranzo di domenica contattare Floriana

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Ritiro di quaresima 20 marzo 2011 – intervento del vescovo Douglas

PER UN SERVIZIO SECONDO IL CUORE DI GESU’

‘Li amò sino alla fine’

Partiamo dalla lavanda dei piedi. E’ un testo biblico a noi molto caro. E’ sempre bene e bello ritornarci sopra e cogliere in esso e da esso spunti sempre nuovi per la nostra vita.

Gv 13, 1-20

Siamo alla fine dell’esperienza terrena di Gesù, al termine della sua attività apostolica durata circa tre anni, dopo trent’anni di silenzio e di nascondimento; alla fine, ‘li amò sino alla fine’: estremo limite nel tempo e nella intensità del rapporto. Il gesto che Gesù compie a mensa verso i suoi discepoli

  • raccoglie tutto il cammino fatto dal Signore, quasi come una sintesi
  • ma al tempo stesso  prefigura e preannuncia il mistero della croce.

E’ un gesto che sta al culmine ma rimanda a qualcosa d’altro. Sta lì in mezzo con tutta la sua carica simbolica. In altre parole esprime la donazione di sé: iniziata con il mistero dell’Incarnazione: ‘Ecco, io vengo a fare la tua volontà’ (Eb 10,5) e continuata nell’incontro sempre attento e premuroso con gli uomini lungo le strade, nelle case, in sinagoga, nel tempio, lungo le rive del lago, sul monte… e culminata sulla croce. Gesto profetico (come i grandi gesti profetici di Geremia, Osea, Ezechiele) che annuncia la estrema donazione di sé sull’altare della croce.

Come dice Benedetto XVI nel 2° volume Gesù di Nazaret: “Teniamo innanzitutto presente che la lavanda dei piedi non è un sacramento particolare, ma significa la totalità del servizio, nel quale Egli ci immerge nella fede e che è il vero lavacro di purificazione dell’uomo’ (p.86).

Il gesto ha alcune caratteristiche: esprime l’amore, la donazione di sé in un clima di semplicità, di ordinarietà, di umiltà e di ospitalità/accoglienza.

Consideriamo alcune cose coinvolte nel gesto. E’ certo importante la persona di Gesù che si mette a servire (lui il Maestro); ma sono importanti anche i particolari coinvolti… le cose usate, hanno un loro significato.

  1. 1. L’asciugatoio/grembiule

Gesù si toglie il vestito, la tunica per ‘rivestirsi’ di un grembiule; con questo si cinge i fianchi e poi lo usa per asciugare. Anche l’ebreo si cinse i fianchi la notte della liberazione  e così ogni ebreo fa nella celebrazione della Pasqua. Qui Gesù si cinge i fianchi, ma con un significato nuovo e  diverso: il servizio, la donazione  di sé…

2. Il catino (e la brocca)

Facciamo un confronto con il mare dei giunchi, contenitore grande che divise le acque e permise l’uscita dall’Egitto; qui non c’è la cosa eclatante;  qui c’è l’ordinarietà, un catino che  raccoglie l’acqua versata sui piedi dei discepoli: quell’acqua versata (non più divisa come nel mare) è simbolo e richiamo al ‘lavarsi’ e all’essere puri che Gesù richiama con notevole forza nel dialogo con Pietro. L’acqua evoca il Battesimo… che è cosa ben più grande del Mar Rosso e della liberazione dalla schiavitù egiziana! Se la realtà significata è più grande rispetto alla liberazione dall’Egitto, il gesto assunto tuttavia è più piccolo.

3. L’acqua

L’acqua qui ha la proprietà non di liberare dalla schiavitù egiziana (azione  negativa), ma oltre a liberare dal peccato, di dare la Vita nuova. Il ‘bagno completo’ ricordato da Gesù a Pietro è un richiamo al santo Battesimo.

E’ ovvio che l’episodio, in primis, non vuole parlarci del battesimo, ma dirci del servizio di Gesù, della sua donazione al mondo, fino all’estremo. Il problema è che tale gesto è un comandamento: è un invito a fare anche noi così (‘Vi ho dato l’esempio’). I gesti profetici di Os, Ger, Ez non erano da imitare… qui sì.  E questo è possibile solo se entriamo nell’ottica del Signore, se  riceviamo il battesimo, se ci lasciamo lavare con un  ‘bagno completo’: perché il battesimo ci assimila, ci unisce, ci fa una cosa sola con Gesù. Vediamo dunque intrecciate le due  dimensioni: il servizio e il Battesimo. Questo vivere in lui è la novità del cristianesimo che ci permette di fare le stesse cose che ha fatto Cristo (‘come ho fatto io fate anche voi’: lavare i piedi, donarsi,…): non per uno sforzo morale, ma per una intensa unità con lo Spirito di Cristo, con Cristo stesso. Il Papa lo dice mirabilmente nelle pagine 75-77 del 2° volume su Gesù di Nazaret, citando il fondamentale testo di Gv 14,12: “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”.

‘Questo è il mio corpo dato … sangue versato’

Nel testamento quando uno scrive: ‘lascio questo e quest’altro a…’. compie un gesto irrevocabile, esprime un’intenzione/decisione: in quel momento dà i suoi beni a… Gesù e il suo testamento: qui a tavola dà se stesso ai fratelli. La cosa si realizza dopo qualche ora. Ma qui c’è già tutta la sua donazione, non solo il significato del gesto; c’è realmente la sua decisione.

Così anche noi nell’Eucaristia non compiamo un’azione  simbolica… ma reale. Realmente in modo incruento il Signore attualizza  e rende presente ora il suo sacrificio, quello stesso e unico sacrificio di 2000 anni fa.

Siamo a tavola, nel clima di un pasto conviviale. E’ il pasto pasquale, secondo i Sinottici.  Gesù celebra la sua Pasqua, il suo sacrificio. E’ lui ‘l’Agnello che toglie il peccato del mondo’: e lo dimostra, lo annuncia, lo realizza nella intenzione spezzando il pane (gesto nuovo): spezzare per dire sacrificare (secondo Giovanni tale ‘spezzatura’ avviene nel momento stesso in cui nel tempio si uccidono gli agnelli per la pasqua degli ebrei da celebrarsi nelle loro case). Qui al centro c’è il sangue versato.

Mt 26,26, Mc 14,22: questo è il mio corpo

1 Cor 11,24: questo è il mio corpo che è per voi, fate questo in memoria di me

Lc 22,19: questo è il mio corpo che è dato per voi: fate questo in memoria di me

Mt 26,28 e Mc 14,24: questo è il mio sangue

Lc 22,20 e 1 Cor 11,25: questa è la nuova alleanza nel mio sangue

Corpo dato e sangue versato: la donazione di sé fino all’estremo. E’ lo stesso tema della lavanda dei piedi.

‘Uscì sangue e acqua’

Acqua nella lavanda dei piedi: il Battesimo; sangue versato nella cena del Signore: l’Eucaristia. Contemplando questa  icona della ferita del costato possiamo riandare a quel giorno sulle rive del Giordano quando il Battista apostrofò il Signore: ‘Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo’ (Gv 1,29). “Ciò che allora doveva rimanere  ancora incomprensibile – era soltanto un’allusione misteriosa a qualcosa di futuro – è adesso realtà. Gesù è l’Agnello scelto da Dio stesso. Sulla croce egli porta il peccato del mondo e lo ‘toglie’ via” (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, vol. 2°, p. 250).

Acqua e sangue: cfr 1 Gv  5,6-7: “Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi”.

Dire che Gesù è venuto con acqua e sangue significa forse porsi in contrasto con una tendenza presente allora, che negava il valore della carne, del corpo di Gesù, ma valorizzava solo  la parola, la dottrina, il messaggio.

Acqua e sangue  dal costato di Gesù: Battesimo ed Eucaristia. Nasce la Chiesa fondata su queste due basamenti. Nasce la Chiesa perchè come dalla costola di Adamo fu tratta Eva, così dal fianco ferito del Signore  esce la Chiesa fondata sui due sacramenti.

E c’è anche la testimonianza dello Spirito. ’Emise lo Spirito’. Dunque qui nasce la Chiesa con lo Spirito, come a Pentecoste si manifesta pienamente al mondo.

Domande per la riflessione:

  1. Sono consapevole che il servizio diaconale prima di essere frutto di uno sforzo personale e di un  impegno morale sgorga dalla intima unione con Gesù, nella vita di grazia?
  1. Che cosa mi sono proposto in Quaresima per rafforzare la vita di Grazia?
  1. Lo stile del servizio – a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito ecclesiale e civile – quali peculiarità deve avere in questo momento nella mia testimonianza diaconale?

Due testi per la meditazione personale

“Il mio Signore depone le vesti, si cinge di un asciugatoio, versa dell’acqua nel catino e lava i piedi ai suoi discepoli: anche a noi egli vuole lavare i piedi; non solo a Pietro, ma anche a ciascun fedele Dice: ‘Se non ti laverò i piedi, non avrai parte con me’. Vieni, Signore Gesù, deponi la veste che hai indossato per me. Spogliati, per rivestirci della tua misericordia. Cingiti di un asciugatoio, per cingerci con il tuo dono, che è l’immortalità. Metti dell’acqua nel catino, e lavaci non soltanto i piedi, ma anche il capo; non solo i piedi del nostro corpo, ma anche quelli dell’anima. Voglio deporre tutta la lordura della nostra fragilità.

Quanto è grande questo mistero! Quasi fossi un servitore lavi i piedi ai tuoi servi, e come Dio mandi dal cielo la rugiada… Voglio lavare anch’io i piedi ai miei fratelli, voglio osservare il comandamento del Signore. Egli mi comandò di non aver vergogna, di non disdegnare di compiere quello che lui stesso aveva fatto prima di me. Il mistero dell’umiltà mi è di vantaggio: mentre detergo gli altri, purifico le mie macchie” (S. Ambrogio, Lo Spirito Santo, I,12-15).

“La tua ora è giunta. E’ il primo gesto che scatta da quel fatale colpo di gong, in un rito che sembra predisposto: andare a prendere un catino. Che cosa deve fare chi sa che di lì a poco morirà? Se ama qualcuno e ha qualcosa da lasciargli, deve dettare il testamento. Noi ci facciamo portare carta e penna. Cristo va a prendere un catino, un asciugatoio, versa l’acqua in un recipietne. Il testamento comincia qui, con l’ultimo piede asciugato.

‘Vi ho dato l’esempio…’. Se dovessi scegliermi una reliquia della passione, raccoglierei tra i flagelli e le lance quel tondo catino di acqua sporca . Girare il mondo con quel recipiente sotto braccio, guardare solo i talloni della gente; e a ogni piede cingermi l’asciugatoio, curvarmi giù, non alzare gli occhi oltre i polpacci, così da non distinguere gli amici dai nemici. Lavare i piedi all’ateo, al cocainomane, al mercante d’armi, all’assassino del ragazzo nel canneto, allo sfruttatore della prostituta nel vicolo, al suicida, in silenzio: finchè abbiano capito.

A me non è dato di alzarmi per trasformare me stesso in pane e vino, per sudare sangue, per sfidare le spine e i chiodi. La mia passione, la mia imitazione di Gesù morituro può fermarsi a questo” (L. Santucci).

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nuovo sito dei diaconi

ciao

stiamo rinnovando il sito dei diaconi

il vecchio sito è ancora qui: http://www.diaconi.biz/vecchio-sito/

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